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Luca Bizzarri: «la censura non esiste»

Chi è Luca Bizzarri nella vita di tutti i giorni?

Una persona che ha bisogno di sentirsi amato e che non cerca la felicità a tutti i costi. Io cerco il silenzio. La tranquillità. Vivo una vita frenetica, faccio sempre tre cose alla volta, penso sempre tre cose alla volta.

Un uomo che pensa tre cose alla volta non esiste.

(Ride) Infatti sono poco “maschio”. Quando mi fermo però, penso solo a cose brutte, faccio sogni brutti, immagino catastrofi. Mi addormento solo se c’è qualcuno che parla e, siccome dormo spesso da solo, quella voce è della radio –Radio Radicale, dice-. Sono restio ad aprirmi alle persone e sono vittima di ipersensibilità. Vivo in costante tensione e poi, per fortuna, ogni tanto recito e mi sento meglio. Passa la febbre e torno sereno.

Di lei dicono che sia un cocainomane e don Giovanni. Quanto c’è di vero?

Assolutamente nulla. Non tocco una canna da più di dieci anni e durante l'adolescenza ho avuto brutte esperienze con la droga su cui faccio fatica a ridere e di cui preferisco non parlare. Per quanto riguarda le donne, fa sempre piacere che dicano che sei un grande conquistatore, soprattutto quando, purtroppo, non è la verità.

Perché all’età di sedici anni ha scelto di iscriversi alla scuola teatrale Stabile di Genova?

Non avevo alternative. Ho avuto un’adolescenza travagliata ma quando a quindici anni ho iniziato a fare teatro, ho iniziato a sentirmi al sicuro, lontano dall'esistenza confusa che stavo vivendo. Era una parentesi di vita quotidiana. All’interno della scuola imparavo a recitare ma spesso mi rifugiavo lì quando marinavo la scuola, o semplicemente quando avevo voglia di fare un sonnellino. Era la mia casa.

Però dal teatro è passato alla televisione. Lei non è famoso per essere un attore di teatro.

Non potevo permettermi scelte che fossero indipendenti dai soldi. Pensa che a vent’anni, non avevo i soldi per comprarmi nemmeno un paio di Superga. Sono passato dal teatro Stabile alla compagnia teatrale Cavalli Marci per motivi economici, così come quando ho deciso di lavorare in duo con Paolo. In questo mestiere o guadagni tanto, o non guadagni nulla. La mia fortuna è aver trovato un agente che mi ha tutelato dalla “spazzatura”.

E se non ci fosse stato lui, in quali altri programmi avremmo corso il rischio di vederla?

Ovunque! (ride) Diciamo che siamo stati presi alle Iene subito dopo Ciro –un altro nostro successo- così come siamo passati da Italia 1 a Mtv –sotto consiglio del nostro agente-, in pochissimo tempo conducendo Mtv Trip, dove viaggiavamo il mondo dentro una specie di carro da morto.

C’è un episodio particolare della sua carriera che la fa maggiormente sorridere?

Uno dei primi spettacoli con Paolo e Pippo Lamberti quando all’epoca facevamo parte dei Cavalli Marci. Andammo allo Sporting di Rapallo per 300 mila lire. Mentre la gente cenava, iniziammo uno spettacolo simile alle gag che proponiamo oggi. Ricordo che dopo appena dieci minuti iniziarono ad urlare: "Basta! Andate via!" Nessuno rideva. Da quel giorno mio fratello, all’inizio di ogni spettacolo, prima di sedersi tra il pubblico, aspetta di sentire se ridono. Credo sia rimasto traumatizzato.

Casa pensa di Beppe Grillo?

Un bravo comico che dice cose che nessuno mai mette in discussione. Mettono in discussione solo lui come persona. Certamente è un personaggio scomodo a tanti e fa quello che dovrebbe fare ogni “giullare”; in più fa ridere.

Mai pensato di seguire le sue orme?

Magari quando avrò cinquant’anni, ma è rischioso. Si corre il rischio di diventare patetici, c’è già lui, perché imitarlo? Maurizio Crozza che è un grande amico, quando imita Grillo non mi piace molto; mi piace più quando interpreta altri personaggi. Non potrei fare ciò che fa Grillo perché non riesco ad essere così diretto. Io devo “girarci attorno” ai concetti.

Mi tolga una curiosità. Come è venuta a lei e Paolo l’idea di impersonare un Bin Laden genovese?

Mi ero accorto che, all’interno della redazione, ogni volta che Bin Laden – quello vero!- andava in onda, lo share si alzava clamorosamente. Era diventato quasi un uomo di spettacolo dopo l’11 settembre. Le reti tv e i telegiornali litigavano sugli orari in cui mandare in onda i video in cui lui parlava. Così lo abbiamo “trasferito” in una sorta di Casa Vianello che facesse ridere la gente.

Oggi conduce un programma Le Iene, che definirei contro-informazione. Qual è il criterio grazie al quale scegliete le notizie?

È un programma televisivo che non fa contro-informazione, fa informazione. A volte di elevata qualità, altre no; è un programma che vivendo di ascolti, fa quello che può per sopravvivere. La nostra redazione è composta da trenta persone che si occupano di selezionare le “segnalazioni” che riceviamo. Io non sono un autore ma posso dire che non ci poniamo molti limiti.

Nessuna censura?

Abbiamo un editore molto potente -Berlusconi- , e le uniche censure che arrivano non sono politiche ma economiche. È più facile andare contro il “padrone di casa”, piuttosto che contro i suoi amici. Sono stato censurato comunque, ma in Rai.

Cosa è successo?

Intervista del Tg3 per la prima di Asterix, film in cui recitavamo io e Paolo. In quello stesso periodo c'era stato il caso Sortino –giornalista delle Iene-, che aveva fatto un servizio contro Mastella. Era andato dalla moglie di Mastella a portargli delle arance, ed il figlio di Mastella lo aveva accusato di essere un raccomandato perché figlio di... Il giorno dopo la maggior parte dei quotidiani italiani pubblicarono un articolo a riguardo. A qual punto Sortino decide di fare un pezzo di quaranta minuti sul figlio di Mastella ma l'editore lo blocca con la motivazione: "È una lite tra di voi ed una simile questione personale non può essere risolta in questo modo". Sortino si dimette –o meglio, dichiara di non voler più fare servizi, visto che non è mai stato assunto-. Da quel momento, si inizia a leggere sui giornali: "Censurate le Iene". Insomma, arriviamo alla prima del film e la giornalista del Tg3 esordisce dicendo:” Allora, si vede che stiamo tornando ai tempi di Berlusconi, ricominciano le censure…”. Paolo ed io ci rifiutammo di rispondere –visto che avevamo già parlato nel comunicato stampa- e la recensione sul film Asterix, la giornalista non l'ha fatta, semplicemente perché non ci siamo prestati al gioco sporco di parlare male a tutti i costi di Berlusconi. Questa è stata una grande forma di censura.

Perché alle Iene non fate servizi sui politici?

Perché come dicono Beppe Grillo e Marco Travaglio, quella è una casta che non si può toccare. Quando abbiamo fatto un servizio sulle analisi della pipì dei ragazzi in discoteca, non ci sono state conseguenze. Quando invece abbiamo indagato sui parlamentari, abbiamo rischiato di chiudere. Il servizio di cui, tra l’altro, si è parlato di più proprio perché non è andato in onda.

Cosa è successo?

Sono finito sulla prima pagina del Times: "Le Iene trovano droga tra i parlamentari". Mi chiamò un mio amico del Corriere della Sera e mi disse: "La tua faccia è sulla prima pagina del Times. Con oggi muore il giornalismo…". (ride) Questo per dire che certi argomenti sono categoricamente tabù. Le cose vere non si possono dire e credo che se i politici imparassero a farsi prendere in giro sui loro difetti, sarebbe meglio anche per loro. Quando il Trio Medusa li aspetta fuori dal Parlamento, la brutta figura la fa chi li evita andandosene, non chi canta le canzoncine insieme a loro.

Quando un servizio non va in onda?

Può non andare in onda per diversi motivi. Noi siamo sempre al limite della legalità: la telecamera nascosta, l'oscuramento dei visi eccetera. Sono cose che spesso vanno contro la legge sulla privacy.

Mai avuto guai?

Come no!? Querele. Una in particolare da Vittorio Sgarbi. Ci chiese la bellezza di 2 milioni di Eu per una frase –in effetti un po’ infelice-, che aveva detto Paolo in trasmissione. Tutto sistemato comunque. Abbiamo vinto noi.

Ha parlato di giornalisti che “se la fanno addosso” ma si è dimenticato di Saviano –(giornalista divenuto famoso per il libro-verità sulla camorra)

Io vedo le cose da comico. Saviano ha raccontato una verità pericolosa in modo bellissimo e che purtroppo non servirà a nulla perché siamo in Italia. Credo anche che si compiaccia molto di vivere come viva (intende dire con la scorta). E sai cosa? Se volessi far fare a Paolo una gag su di lui, “lui che dice sempre verità sconvenienti”, non potrei. Che peccato!.

Cambiamo discorso. Che tipo di legame è quello con Genova, la sua città natale? La prego non mi parli di calcio e di genoa.

Ma per caso sei doriana? Oh no, dammi il registratore e cancella tutto. L’intervista è finita!! (ride).

Articolo preso da: Mentelocale.it


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